SFX ibridi: quando l’artigianato incontra il digitale nel cinema

Protesi, scultura, scansione 3D e VFX: oggi creare un personaggio significa saper lavorare tra due mondi.

Una ferita, una creatura, un volto invecchiato, una mutazione. Quando un effetto funziona davvero sullo schermo, spesso è difficile capire dove finisca il lavoro realizzato fisicamente sul set e dove inizi quello digitale.

Ed è proprio questo il punto.

Gli effetti speciali cinematografici stanno vivendo una fase in cui la contrapposizione tra “practical” e “digital” ha sempre meno senso. Il make-up prostetico non è stato sostituito dalla CGI e il digitale non è semplicemente un intervento da aggiungere alla fine. Le produzioni contemporanee lavorano sempre più spesso attraverso workflow ibridi, nei quali scultura, protesi, materiali, scansione, modellazione 3D e VFX appartengono allo stesso processo creativo.

Il futuro degli SFX, quindi, non è scegliere tra mano e computer. È imparare a farli lavorare insieme.

Prima deve esistere davvero

C’è una ragione per cui, nonostante l’evoluzione degli effetti digitali, il cinema continua a costruire creature, applicare protesi e realizzare effetti direttamente sul performer.

Un elemento fisico reagisce realmente alla luce. Ha una texture, uno spessore, produce ombre, si muove insieme all’attore e permette a regista, direttore della fotografia e interprete di vedere immediatamente ciò che sta accadendo sul set.

È una base estremamente preziosa anche quando il risultato finale verrà successivamente modificato.

Lo dimostrano produzioni recenti come Frankenstein di Guillermo del Toro, dove effetti pratici, miniature e computer grafica sono stati combinati all’interno delle stesse sequenze. Per alcune creature, elementi fisici sono stati fotografati e successivamente scansionati, ricostruiti o estesi digitalmente. Il principio raccontato dal team VFX è particolarmente interessante: anche quando un elemento deve essere sostituito in CG, ciò che è stato realizzato realmente sul set rimane un riferimento fondamentale per illuminazione, materiali e comportamento dell’immagine. blogs.autodesk.com

Il digitale, quindi, parte spesso dalla realtà.

Il computer non cancella la protesi. La porta oltre.

Immaginiamo un personaggio con una complessa trasformazione del volto.

Il reparto SFX può progettare e realizzare la protesi, applicarla all’attore, colorarla e integrarla con la pelle. Il risultato può essere già estremamente efficace davanti alla camera.

Ma cosa succede se durante la scena la mascella deve modificarsi? Se gli occhi devono cambiare posizione? Se sotto la pelle deve avvenire un movimento impossibile da ottenere fisicamente?

È qui che interviene il digitale.

In Blood Red Sky, ad esempio, le trasformazioni dei vampiri partivano da make-up prostetici in silicone. Il reparto VFX interveniva successivamente per modificare progressivamente alcune parti del volto, allargare gli occhi, estendere la mandibola o completare digitalmente trasformazioni iniziate fisicamente sul performer. befores & afters

Lo stesso principio è stato utilizzato in Malignant: il personaggio di Gabriel nasceva da prostetica ed effetti animatronici realizzati fisicamente, mentre ILM interveniva digitalmente per aggiungere espressioni, movimenti e azioni difficili o impossibili da realizzare sul set. befores & afters

Non è “vero oppure digitale”.

È vero più digitale.

Dalla plastilina alla scansione 3D

Il cambiamento, però, avviene ancora prima di arrivare sul set.

Per decenni uno dei gesti simbolo dell’SFX artist è stato scolpire fisicamente una creatura. Quel gesto resta fondamentale, ma oggi può dialogare con strumenti completamente nuovi.

Un volto può essere acquisito attraverso scansione 3D.
Una protesi può essere progettata digitalmente.
Una creatura può nascere attraverso digital sculpting.
Un modello può essere preparato per la stampa 3D e successivamente rifinito manualmente.

Oppure il processo può avvenire al contrario: si scolpisce fisicamente, si effettua una scansione e si continua a lavorare sul modello digitale.

Il confine diventa sempre più sottile.

Già da anni studi specializzati negli effetti cinematografici utilizzano scansione, CAD e scultura digitale per velocizzare alcune fasi produttive mantenendo lavorazioni manuali dove risultano più efficaci. Shane Mahan di Legacy Effects descrive proprio il digitale come uno strumento capace di ridurre tempi di produzione sempre più compressi, senza eliminare la necessità di scolpire o realizzare fisicamente molte protesi. fxguide

La tecnologia cambia gli strumenti. Non necessariamente il mestiere.

Una creatura può avere due versioni dello stesso corpo

Uno degli aspetti più interessanti dei workflow contemporanei è la possibilità di costruire parallelamente una versione fisica e una digitale dello stesso personaggio.

Sul set esiste la protesi.

Nel computer esiste il suo gemello digitale.

Le scansioni permettono al reparto VFX di partire dalle forme, dalle proporzioni e dalle texture create dagli SFX artist invece di ricostruire tutto da zero. Questo consente alle due versioni di dialogare molto meglio.

Un esempio recente arriva da Sinners: per una sequenza di trasformazione, il team VFX ha utilizzato scansioni dell’attore nelle diverse fasi del trucco prostetico come base per costruire gli asset digitali. Il materiale fisico diventava così il riferimento concreto dal quale sviluppare le successive trasformazioni al computer. befores & afters

È un passaggio importante anche dal punto di vista professionale: il lavoro dell’SFX artist non termina necessariamente quando il performer lascia la make-up chair.

Quello che viene creato fisicamente può diventare materiale di partenza per l’intera pipeline digitale.

Il valore dell’artigianato aumenta, non diminuisce

Potrebbe sembrare paradossale, ma più gli strumenti digitali diventano sofisticati, più diventa importante conoscere ciò che rende credibile un effetto reale.

Anatomia. Volumi. Texture cutanee. Traslucenza. Colore. Invecchiamento. Ferite. Comportamento dei materiali. Reazione alla luce.

Un software permette di modificare una superficie, ma bisogna sapere come dovrebbe essere quella superficie.

Una scansione può acquisire un volto, ma bisogna sapere come trasformarlo.

Una stampante 3D può produrre una forma estremamente precisa, ma quella forma deve essere progettata, rifinita, colorata e inserita all’interno di un personaggio credibile.

Per questo l’innovazione non rende obsolete le competenze manuali. Le rende parte di un sistema più ampio.

Il nuovo SFX artist non smette di essere artigiano.

Diventa un artigiano digitale.

Non basta più saper realizzare un buon make-up SFX

Per chi vuole lavorare nelle produzioni cinematografiche contemporanee, conoscere soltanto la fase applicativa rischia quindi di offrire una visione parziale del processo.

Bisogna comprendere cosa succede prima e cosa può succedere dopo.

Dal concept alla scultura.
Dalla scultura alla protesi.
Dalla protesi alla scansione.
Dalla scansione alla modellazione.
Dalla modellazione alla stampa 3D.
Dal performer reale al personaggio digitale.

Non significa che ogni professionista debba diventare contemporaneamente make-up artist, scultore, modellatore e VFX compositor. Significa però conoscere il linguaggio degli altri reparti e comprendere il workflow nel quale il proprio lavoro entrerà.

È questa consapevolezza a rendere possibile una vera collaborazione tra SFX e VFX.

Formare i nuovi character creator

È da questa trasformazione che nasce anche il percorso SFX for Film & Digital Production di REA Academy.

Il corso mette in relazione ciò che tradizionalmente appartiene al laboratorio SFX — prostetica, posticci, airbrush, character design e scultura — con strumenti come scultura digitale, scansione del volto, modellazione per protesi digitali, preparazione alla stampa 3D e sviluppo del personaggio in ambiente virtuale. REA Academy Make Up

L’obiettivo non è utilizzare il digitale per sostituire quello che viene costruito con le mani.

È capire quando utilizzarlo per progettare meglio, velocizzare un processo, ampliare un effetto o portare una trasformazione oltre ciò che sarebbe fisicamente possibile.

Perché il cinema contemporaneo continua ad avere bisogno di mani capaci di scolpire, applicare, dipingere e trasformare.

Ma sempre più spesso quelle stesse mani devono sapere cosa succede quando il personaggio entra in uno scanner e continua il suo viaggio dentro uno schermo.

Il futuro degli SFX è nel punto d’incontro

Forse è proprio questa la parte più affascinante degli effetti speciali contemporanei.

La tecnologia più avanzata non elimina necessariamente quella che l’ha preceduta. Può darle una seconda vita.

Argilla e poligoni.
Silicone e scansioni.
Airbrush e texture digitali.
Protesi e VFX.

Quando questi mondi lavorano insieme, lo spettatore non dovrebbe chiedersi quale tecnica sia stata utilizzata.

Dovrebbe semplicemente credere che quella creatura sia lì.

Ed è probabilmente questa la forma più riuscita di effetto speciale.

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