Contro i pregiudizi lascio parlare il mio lavoro

Danilo ha 29 anni, vive a Roma ed è un hairstylist di moda affermato. Partito dalla piccola realtà del suo paese d’origine, Borgorose, si trasferisce in una grande città per inseguire il suo sogno. Nel suo percorso di formazione incontra alcune porte chiuse ma il suo talento diventa la chiave per aprirle tutte: lavora per Gucci, Dolce e Gabbana e Valentino, i suoi lavori sono pubblicati su Elle, Marie Clair, L’Officiel, Vogue e Cosmopolitan. Da qualche anno è diventato anche docente e il poter insegnare rappresenta per lui un valore aggiunto alla sua professione. Lo abbiamo incontrato e ci ha raccontato la sua storia. Speriamo che anche per voi leggerla sia d’ispirazione quanto per noi aver avuto il privilegio di ascoltarla.

Ciao Danilo, come è nata la tua passione per l’hairstyling?

La mia passione nasce fin da quando ero bambino; ho infatti sempre amato il mondo dei capelli, mi rilassava l’idea di modellarli e di poterci giocare. Trovavo nella creatività una sorta di valvola di sfogo. Da lì ho deciso quindi di farne un lavoro, ho terminato gli studi nel mio paese d’origine, Borgorose, una piccola di città di circa 800 abitanti e ho scelto di venire a Roma per studiare e concretizzare la mia passione, quella stessa passione che ad oggi ho la fortuna di poter dire essere anche il mio lavoro.

Com’è stato il passaggio da una piccolo contesto ad una grande città come Roma?

All’inizio trovare una formazione non è stato molto semplice, perché ci sono state diciamo delle “barriere architettoniche” che avrebbero potuto ostacolare il mio percorso. Però per fortuna poi, nonostante alcune porte chiuse, ho trovato persone che hanno creduto in me e mi hanno messo a disposizione tutto il supporto sia tecnico che affettivo per riuscire a coronare il mio sogno: ad esempio nell’Accademia dove alla fine mi sono formato avevo una pedana che mi faceva da supporto per lavorare sulle clienti, alla fine quindi sono uscito con un grande bagaglio di conoscenze ed il massimo dei voti.

Il settore in cui hai scelto di specializzarti, quello della moda, è un ambiente che si basa quasi esclusivamente sull’apparire, pensi che il talento e la motivazione possano riuscire a scardinare un pò questo stereotipo?

Allora ad oggi credo di svolgere un lavoro in cui certamente l’estetica è fondamentale, dove la bellezza è diciamo il bigliettino da visita. Per fortuna però ritengo che la moda da un pò di anni a questo parte abbia fatto un enorme passo avanti da questo punto di vista, èdiventato un mondo molto più accessibile in cui si possono trovare tantissimi stereotipi di bellezza che non sono più soltanto quelli che rispecchiano i canoni standard; ormai possiamo dire che si ricerca la bellezza nel particolare e nel mio lavoro lo vedo praticamente tutti i giorni.

Quindi possiamo dire che le capacità e il valore personali siano in grado di abbattere alcune barriere che a volte si creano a causa dei pregiudizi?

Assolutamente. Io nel mio lavoro non ho mai messo in dubbio le mie capacità solo perché magari le persone all’inizio si basano esclusivamente sull’aspetto o sul primo impatto che hanno con qualcuno. Talvolta sì, poteva capitare che mi vedessero diverso, ma alla fine è stato sempre il mio lavoro a parlare, quindi se pure ci fosse stata qualche barriera, l’ho rotta subito. Sicuramente ci sono state anche persone che hanno creduto in me, ma ero soprattutto io a darmi forza perché se decidevo di fare una cosa alla fine la ottenevo. Il discorso è che se si hanno degli obiettivi bisogna fare di tutto per raggiungerli, perché fanno bene alla nostra felicità.

Hai un ricordo particolarmente significativo legato al tuo lavoro?

Magari ad oggi non è quello più importante però è pur sempre un bellissimo ricordo. Parlo del mio primo backstage di moda: tutto ciò che in quel momento vedevo in prima persona l’avevo visto solo in TV o l’avevo solo immaginato e anche se sono passati anni ed è stato una piccolissima parte rispetto a quello che faccio oggi, rimarrà sempre significativo per me, perché mi ha fatto capire cosa volessi davvero fare nella mia vita.

Da qualche anno sei diventato anche docente, come ti vedi in questo nuovo ruolo?

Devo dire che il lavoro da docente è completamente diverso dal lavoro sul set. Insegnare ha sicuramente una ricaduta positiva sulla propria persona e sul proprio lavoro. Si cresce, si impara ad interagire e a prendere maggiore coscienza di quello che magari ormai dopo anni si svolge automaticamente ogni giorno. Ecco i ragazzi sono sicuramente un valore aggiunto al mio lavoro.

Grazie mille Danilo, vorrei concludere con una piccola curiosità. Vedo che hai diversi tatuaggi ed immagino che ognuno di essi racconti un pezzettino della tua storia.

In particolare mi colpisce quello sull’avambraccio, ha un significato particolare?

Si esatto, ognuno racconta qualcosa di me. In particolare questo rappresenta una rondine che tiene un’ancora. La rondine è simbolo di libertà, l’ancora è simbolo di fermezza. Quindi il suo significato è un pò un mix: vuol dire che bisogna essere completamente liberi, vivere senza porsi dei limiti, rimanendo però allo stesso tempo fermi alle proprie idee e ai propri obiettivi.

Di Agnese De Martis