La rivoluzione Ovidiana della bellezza

Le ricette cosmetiche dell’antica Roma

Livia Drusilla come abbiamo visto è stata l’icona femminile del suo tempo. Donna forte ed indipendente è riuscita a sedere al tavolo dei potenti e a farsi coinvolgere nelle decisioni dell’impero. Ancora oggi pensando alla sua affascinante figura non possiamo che considerarla simbolo indiscusso di emancipazione e libertà per la Roma dell’epoca e non solo.

Per questo motivo abbiamo deciso di dedicare il secondo appuntamento della nostra rubrica alla donna romana, scoprendo come per quest’ultima il cosmetico fosse uno strumento di rivoluzione e cambiamento.

Questa volta ad accompagnare il nostro sguardo indietro nel tempo sarà l’autore latino Ovidio che con le sue opere si oppose alle ideologie radicate del suo tempo.

Nello specifico ci addentreremo nel suo piccolo trattato intitolato “Medicamina faciei feminae” che tradotto significa “Cosmetici per il viso della donna”; i brevi cento frammenti pervenuti si presentano al lettore come un vero e proprio ricettario cosmetico ricco di consigli ed accorgimenti per la donna romana. Come vedremo andando avanti nel nostro excursus sugli usi e costumi dell’antica Roma, Ovidio non si limiterà a fornire piccoli trucchi per abbellire la propria immagine ma, in linea con la sua tendenza rivoluzionaria, indicherà alle donne la strada giusta da percorrere per essere libere ed indipendenti.

Il punto di vista dell’autore che all’epoca era mal visto e considerato contrario alla morale contemporanea, apparirà invece ai nostri occhi come estremamente attuale. Ed è proprio questa anacronistica modernità dei concetti espressi che rende così affascinante l’intera analisi che ci apprestiamo ad affrontare. 

Ovidio come anticipato, decide di entrare in conflitto con la morale comune, sottintendendo con i suoi scritti una posizione ostile rispetto al progetto augusteo di ripristinare i severi valori del passato, proponendo con l’ironia che lo contraddistingue un’alternativa valida all’austerità contemporanea.

Egli sostiene che la bellezza esteriore di un individuo e le sue qualità morali siano strettamente collegate;una volta che la bellezza esteriore svanirà per l’ovvio scorrere del tempo, sarà valorizzata proprio dalle virtù morali che la donna ha maturato durante il fiore dei suoi anni.

Questo è il messaggio che si evince dalla lettura dei primi versi:

Sufficit et longum probitas perdurat in aevum”

La qualità dell’animo è sufficiente e dura per lungo tempo”

la bellezza è dunque un bene passeggero di cui non siamo padroni ma nel momento in cui ci abbandona, se fino a quel momento l’abbiamo supportata con principi di vita sani ed incorruttibili essa ci darà l’illusione di durare per sempre.

Il cosmetico si inserisce quindi, in questo contesto storico, come uno strumento da fuggire se non si vuole cadere vittime della vanità e rendersi colpevoli della corruzione dei costumi. Ovidio, sempre controcorrente, afferma invece “ la necessità del cosmetico” come mezzo per conseguire la piena accettazione di sé stessi e analogamente la piena integrazione nella società.

L’autore manifesta poi ancora la trasgressione del suo pensiero offrendo un’ulteriore possibilità di scelta rispetto alla condotta del suo tempo.

Nec tamen indignum: sic vobis cura placendi”

Né tuttavia è fuoriluogo: è giusto che vi preoccupiate di piacere”

è giusto che vi preoccupiate di piacere” afferma infatti al ventitreesimo verso, ben cosciente che per una donna vedersi bella è il primo passo per accettarsi. 

Dal piacersi derivano tante sicurezze, e come già accennavamo prima anche una serenità interiore. Truccarsi e abbellirsi con gioielli è intuitivamente un modo naturale, che adottiamo anche oggi, per sentirci meglio e renderci più sicuri nel momento in cui ci sottopongono o sottoponiamo noi stessi a qualsiasi giudizio, ancor più se basato meramente sull’aspetto estetico. Non si tratta di semplice desiderio di ostentazione o della ricerca dell’approvazione altrui, bensì consiste in un meccanismo mentale che porta ognuno di noi a ricercare la gratificazione in primis da noi stessi. Non è la critica collettiva a spaventarci e a renderci ansiosi ed irrequieti ma è l’autocritica, soprattutto laddove il risultato non sia soddisfacente.

In conclusione la donna romana poteva scegliere di adeguarsi ad un atteggiamento tradizionale che vedeva, nella vita domestica, la sola dimensione in cui potesse trovare la sua piena realizzazione oppure decidere di cercarla altrove.

Ovidio offre pertanto alle sue lettrici il modo per farlo: utilizzando i cosmetici e truccandosi, la donna avrebbe trovato non solo la strada per l’autonomia personale ma avrebbe appagato un preciso obbligo verso sé stessa.

Scopriamo quindi insieme quali sono nello specifico i consigli di bellezza ovidiani:

la prima ricetta è intitolata “per una pelle più brillante dello specchio”; primo requisito per il maquillaje della donna romana era quindi quello di preparare la pelle al trucco con trattamenti che la rendessero più luminosa possibile. Chiaramente i prodotti utilizzati erano molto diversi (uova, farina di frumento, bulbi di narciso) ma l’effetto era esattamente quello che cerchiamo di ottenere oggi con la nostra skin care routine.

La seconda invece richiamava l’attenzione sull’importanza di una pelle uniforme, “per eliminare le macchie dal volto” recita infatti; anche qui nulla di nuovo quindi, chi non vorrebbe un incarnato sempre compatto ed omogeneo? Per ottenerlo non si utilizzavano però fondotinta o primer ma semi di lupino, grani di fava e miele per addensare.

L’ultima invece è rivolta alle “morbide guance”, Ovidio ci racconta infatti di aver visto una donna pestare dei papaveri e lasciarli macerare nell’acqua gelida per poi utilizzarli come rouge sulle guance, donando al viso quell’effetto salute che ancora oggi ricerchiamo con il blush.

Come annunciato all’inizio dunque le parole e i segreti di bellezza di Ovidio si sono rivelati quanto più attuali possibile, a conferma di come nonostante il suo tempo non gli abbia riconosciuto i giusti meriti come autore, nei secoli successivi le sue opere sono diventati capisaldi della letteratura e le sue ricette sono ancora oggi alla base di molte formulazioni cosmetiche.

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di Agnese De Martis

(Mua & Photo by Simone Verdecchia)

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